Stress lavoro-correlato, obblighi prevenzionistici e tutela della salute mentale: una sentenza destinata a far riflettere
30 ottobre 2026 · Avv. Francesca Retus, Foro di Milano
La recente sentenza n. 1363/2026 del Tribunale di Torino affronta uno dei temi più complessi e attuali del diritto della salute e sicurezza sul lavoro: il rapporto tra stress lavoro-correlato, organizzazione aziendale, tutela della salute psicologica del lavoratore e responsabilità prevenzionistica.
La decisione in commento trae origine dalla drammatica vicenda di un lavoratore che si è tolto la vita dopo un progressivo deterioramento delle proprie condizioni psicologiche. Il Tribunale, all’esito di una lunga e articolata istruttoria, ha ritenuto sussistente un collegamento causale tra il grave disturbo dell’adattamento sviluppato dal lavoratore e le condizioni lavorative accertate nel caso concreto.
Al di là delle peculiarità della vicenda, che restano strettamente legate al quadro probatorio esaminato dal giudice, la pronuncia assume particolare rilievo perché offre una riflessione approfondita sul significato moderno della prevenzione nei luoghi di lavoro.
La centralità del rischio stress lavoro-correlato
Uno degli aspetti più interessanti della sentenza è l’attenzione riservata alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato prevista dal D.Lgs. 81/2008. Il Tribunale di Torino ha ribadito come tale valutazione non possa essere considerata un adempimento meramente formale, ma debba tradursi in un processo dinamico, partecipato e costantemente aggiornato, capace di intercettare tempestivamente i fattori organizzativi e relazionali potenzialmente pregiudizievoli per la salute dei lavoratori.
La decisione evidenzia inoltre l’importanza del coinvolgimento effettivo dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e delle figure della prevenzione nell’individuazione dei rischi emergenti e nel monitoraggio dell’ambiente di lavoro.
La salute psicologica come parte integrante della sicurezza
La sentenza si inserisce in un orientamento sempre più consolidato secondo cui la tutela della salute nei luoghi di lavoro non riguarda esclusivamente gli aspetti fisici.
La salute organizzativa, la qualità delle relazioni professionali, la gestione dei conflitti, i carichi di lavoro, la prevedibilità degli orari e il rispetto dei tempi di recupero rappresentano oggi componenti essenziali del sistema prevenzionistico.
In questa prospettiva, il benessere psicologico non costituisce un tema separato rispetto alla sicurezza sul lavoro, ma ne rappresenta una dimensione fondamentale.
Il ruolo dell’organizzazione all’interno dell’impresa
L’insegnamento più significativo che emerge dalla pronuncia riguarda probabilmente il ruolo dell’organizzazione.
La prevenzione moderna non si limita all’eliminazione dei rischi materiali, ma richiede la capacità di individuare e gestire anche i fattori di rischio psicosociale che possono incidere sul benessere delle persone.
Per le funzioni HR, per i responsabili della sicurezza e per il management, questo significa investire sempre più in:
ascolto organizzativo; formazione dei responsabili e dei preposti; canali di segnalazione efficaci; monitoraggio del clima aziendale; valutazione periodica dello stress lavoro-correlato; promozione di una cultura del rispetto e della dignità della persona.
Una riflessione, anche di carattere personale
In qualità di avvocato giuslavorista , ritengo che questa sentenza offra uno spunto di riflessione che va oltre il caso concreto. L’integrità psicofisica dei lavoratori merita tutela certamente perché lo impongono il D.Lgs. 81/2008, l’art. 2087 c.c. e l’intero sistema prevenzionistico. Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla sola dimensione normativa.
La vera sfida, tuttavia, è anche culturale.
Ogni organizzazione è chiamata a creare ambienti di lavoro nei quali le persone possano svolgere la propria attività professionale in condizioni di sicurezza, rispetto e dignità. Le imprese sono fatte di processi, tecnologie e risultati. Ma, prima ancora, sono fatte di persone.
Per questo la tutela della salute psicologica non dovrebbe essere considerata esclusivamente un obbligo giuridico o un presidio di compliance. Dovrebbe rappresentare un valore organizzativo fondamentale e un elemento qualificante di ogni realtà che voglia definirsi realmente sostenibile e responsabile. La sentenza in esame ci ricorda che il benessere delle persone non è un tema accessorio dell’organizzazione del lavoro, ma una delle sue componenti essenziali, questo perché – sebbene possa apparire scontato o ultroneo dirlo – le aziende sono fatte soprattutto da persone.
Informazioni di carattere generale, che non costituiscono consulenza legale. Articolo pubblicato nella newsletter Diritto e Lavoro in Evoluzione su LinkedIn.
